misoginia 2

di preziose chenzie sono le ciglia della cagna che ho baciato
di gerbere rosse le labbra tinte
di riso i denti che mordevano
di felce i capelli annodati alla mano

andassero queste onde sciolte
dall'affanno, al suon di tonfi
a bussare all'anta chiusa
scranni di mare aperto.
Ma si confonde il filo
teso, percuoto di febbre
l'ala che si stese sugli
scale di scaracchi sordi
sulla porta attese
stoppie da ardere.

creazioni

scazzati e ridicoli
pensieri di provincia
nevicate di parole
su tempesta di noia
fanculo la stoffa del talento
la chiesa delle lettere
ringrazia

in principio era il verbo
castrare

misoginia

andrò a comperare buste e francobolli
così avrai di me almeno il tentativo
non scriverò indirizzi nè lascerò indizi
ma aspetterò che venga il sole
che il ciclo passi

Andavo a comprar libri gialli
il pane in una busta celestrina
le mani infreddolite
dall'astinenza
quando davanti alla vetrina
mi ferma un compagno
uno di quelli che si son sposati.
Fuggire senza rimorsi (vada come vada).
Mi dice che non lavora più
che i soldi per il pane mancano
che la bimba piange e la moglie urla.
Ma che mi frega, volevo
dire
Ma tu che mi dicevi
emigrante
sprezzante
ma tu che mi dicevi
cambieremo tutto
per tutti
ma tu che mi dicevi
non andare
ed aggiungevi
vigliacco
e ripetevi
se tutti lo facessero
ma tu così ben saldo
che di roccia i piedi
e di bucato l'anima,
vorresti forse che fossi mosso da?
facessi per?
In libreria tra i gialli Gomorra, mi prese.